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En esta página se ofrecen testimonios de gran valor histórico. Es una recopilación de artículos publicados en la prensa internacional entre los años 1975 (fecha de fallecimiento del fundador del Opus Dei) y 1990, muy cerca ya de su beatificación por Juan Pablo II. Enlaces Romana (Boletín de la Prelatura del Opus Dei) Obras de San Josemaría Escrivá Josemaría Escrivá de Balaguer - Fundador del Opus Dei Iniciativas sociales promovidas por personas del Opus Dei Documentos, artículos y testimonios sobre el Opus Dei y su fundador |
Giacomo Lercaro, Arzobispo emérito de Bolonia, en Corriere della Sera (Milán), 25.6.76.
Texto
CORRIERE DELLA SERA OSSERVATORIO RELIGIOSO j ~EÜrioase r°°~a>•a I ` Venerdì 25 git>ïgno 1976 Milano Signilkato della presenza dei cristiani nel monáo La preeensa cristiana nel mondo è, per sua natura, trasformatrice. Può il lievito non far fermentare la massa? Può 11 seme, a con tatto con la terra non germinare? Può il i)uoco non bruciare? Sono tutti parago ni evangelici, e il cristiano non può compiere alcuna azione riduttiva del Vangelo. Sul significato di questa e trasformazione a conviene indugiare un momento, perché lo e spirito dei tempi, tende a livellare e a fraintendere questo aspetto essenziale del cristianesimo. Il cristiano si impegna, attraverso il lavoro e con la collaborazione di tutti i cittadini (che per lul non sono soltanto ( colleghi s, ma fratelli), alla costruzione di una società più libera e più giusta: ma sa che Il Paradiso lo attende dopo la morte, non quaggiù; il cristiano partecipa con tutto se stesso agli ideali della pace, delIa solidarietà umana, della cultura, dell'arte, e di tutte le manifestazioni dello spirito: ma nel contempo è consapevole che nessun valore umano, nessuna gioia, nessun amore, potrà mal colmarlo pienamente, perché solo l'inßnità di Dio può saziare il bisogno di infinito che Dio stesso ha messo nel cuore dell'uomo. Qudata verità, lungi dall'impoverire o dall'amareggiare Ia felicità terrena, rappresenta un allargamento di orizzonti che non è esclusivo dei cristiani, ma rappresenta il coronamento dei destini dell'umanità e del cosmo, E come esercita il cristiano questa sua attività di ricon• dualone di tutto l'umano, che vive nel tempo, a una ' dimensione che è fuori del tempo? La risposta può risultare strana agli orecchi abituati al frastuono di questa nostra epoca che talvolta ama presentare la cosiddetta e secolariazaeione s come una conquista; ma la risposta è unica e semplice: la cristianizzazlone, la e divinissasione s dl mondo, avviene nella liturgia, B' stato unanimemente considerato provvidenziale che il primo decreto emanato dal Concilio Vaticano II riguardasse proprio la liturgia, perché nella liturgia - soprattutto nella liturgia . per eccellenza, che è la santa Messa - la Chiesa, pur senza esaurirvi tutta la sua attivià, si esprime così compiutamente da non aversi altra espressione più piena se non nella consumazione eterna del Cielo. Con le parole tecniche e sublimi • della costituzione conciliare, la liturgia è e eeereizio del sacerdozio di Gesù Cristo: in essa, per mezzo di segni sensibili, viene significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santißcazione dell'uomo, e viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalie sue membra, il culto pubblico integrale, (art. ß). Senza questa dimensione, propriamente teologica, il cristianesimo si declassa a ideologia, magari nobile, ma soltanto umana. E inoltre defrauda il mondo, perché ta cendogli le verità eterne lo condanna a un'insicurezza, a un disagio, a una tristezza, che non possono essere risa• nati con mezzi solamente umani, perché le loro cause vengono da più lontano. La consapevolezza della trascendenza dei ruolo del cristiano nel mondo, e quindi del posto di privilegio che la liturgia occupa nella vita cristiana, è tipica di tutte le istituzioni genuinamente ecclesiali, e pertanto la si rittova in modo eminente nella spiritualità dell'Opus Dei. Mi giace ricordare questo aspetto nel primo anniversario della scomparsa di mors. Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'associazione, perché per i credenti la liturgia è anche segno di unità: non solo tra i viventi, ma anche con coloro che, in ogni tempo, il Signore ha chiamato a sé. E' in una visione liturgica, quindi, che monsignor Estri• vi de Balaguer fa tuttora sentire la sua presenza cosf benefica Per la Chiesa e per fi mondo. Il nucleo centrale della spiritualità delI'Opue Dei è la santificazione di tutta la vfta umana attraverso il lavoro, che diventa anche measo e occasione di apostolato, cioè il modo in cui il laico cristiano porta Dio nel mondo. Ebbene, alla base di una azione cosa squisitamente e umana s. vi è un profondo impegno di santità personale (s Queste crisi mondiali sono crisi di santi s, ha scritto monsignor Escrivá de Balaguer facendoñe una costante del suo insegnamento), che non può non essere alimentata da una profonda vita sacramentale, cioè liturgica, s La Messa è il centro e la radice della vita interiore s, affermava il fondatore dell'Opus Dei nel solco della migliore tradizione ecclesiale; e sintetizzava il com pito aeriisto sulla vetta dl tut te le attività umane s, dando a questa espressione un significato propriamente liturgico, Essa, infatti, riecheggia intenzionalmente una parola di Gesù raccolta nel Vangelo di Giovanni, per indicare di quale morte il Salvatore doveva morire : s Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me s. Dall'alto della Croce, Cristo compie la redenzione del mondo, e la santa Messa rinnova nel tempo l'unico sacrificio del Calvario. Ecco perché l'azione santificatrice dei cristiani non può non scaturire e non consumarsi dalla e nella iiturgia. Da qui, anche,. un'altra caratteristica dell'insegnamento e dell'azione di monsignor Escrivá de Balaguer: l'insistenza nel ricondurre il sacerdozio cristiano alla sua genuina funzione, che è appunto quella sacramentale, senza sconfinamenti o ingetense nelle attività temporali, che produrrebbero il deplorevole fenomeno del e clericalismo s. Le realtà terrene, infatti, sono il luogo specifico del laico cristiano, ma pur sempre un luogo s teologico s, se si vuole restare in àmbito cristiano: perché il cristiano, se vuole essere coerente con la sua fede, non può limitarsi ad essere e una brava persona s,, adoperandosi per far del bene intorno a sé, ma deve partecipare alla redenzione del mondo operata da Cristo. Il rapporto fra sacerdoti e laici. quindi, non è mai visto dal fondatore dell'Opus Dei come una sorta di sospettosa ricerca di campi di autonomia, ma co• me il libero compimento deiIa rispettiva t vocazione a, essenzialmente e funzionalmente diversa nell'unità della stessa Chiesa. E' quanto il Concilio. Va - titano II ha ribadito nella costituzione dogmatica Lumen pentium, sui modo in cui i laici partecipano alla funzione' sacerdotale di Cristo: s Tutte le loro opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corDorale, se sono compiute nello Spirito, e persino le molestie della vita se sono sopportate con pazienza. diventano spirituali sacrifici graditi a Dio per Gesù Cristo; e queste cose, nella celebrazione dell'Eucaristia sono plis• simamente offerte al Padre insieme all'oblazione del ForDo del Signore, Cos) anche 1 laici, . In quanto adoratori dovunque santamente operanti, consacrano a Dio Il mondo stesso s,.' Sono concetti, questi, c~h`é la gente, purtroppo, non è abituata ad ascoltare con fre quenza, e che a molti possono sembrare difficili, soprattutto da praticare. Ma l'essenza del cristianesimo sta qui, e non si può impoverirla, sotto pretesto di s semplificarla a. L'aver proposto in tutta Ia sua feconda completezza e complessità il messaggio cristiano, perché l'uomo dei nostro tempo e dl ogni tempo lo viva nell's avventura della libertà s, è il merito di monsignor Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore di- un'Onta non del l'uomo, ma di Dio. Card- Giacomo Lercaro 40 Opus Dei: opiniones de protagonistas |