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Opus Dei: opiniones de protagonistas

En esta página se ofrecen testimonios de gran valor histórico. Es una recopilación de artículos publicados en la prensa internacional entre los años 1975 (fecha de fallecimiento del fundador del Opus Dei) y 1990, muy cerca ya de su beatificación por Juan Pablo II.


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Pietro Parente, en L'Osservatore Romano (Roma), 24.6.79.

Texto

della natura divina, che è vita dinamica di essere, pensiero ed amore.

Santo è colui che sente e vive coscientemente questo contatto divino (naturale e soprannaturale) in modo da agire in cooperazione con Dio.

Mons. Escrivá viveva di questo contatto vitale con Dio nell'intimo dell'anima; inoltre egli intuì la possibilità di tale contatto anche per mezzo delle creature tutte, particolarmente degli uomini sparsi nel mondo, tutti, senza eccezione e discriminazione, figli di Dio, fatti da Lui a sua immagine, frementi di pensiero e d'amore, d'intelligenza e di libera volontà, impegnati nel lavoro per vivere. Nel loro lavoro si riflette Dio, che, al ritmo del tempo, li crea ad ogni istante nell'essere e li muove ad agire, quasi a partecipare alla sua attività creatrice. Mons. Escrivá doveva vedere il mondo umano come un'immensa macchina di elettricità: chi tocca quella macchina sente il fremito della forza elettrica, come chi tratta e tocca l'uomo sente il fremito dell'azione del Motore Supremo, che è Dio.

In tal modo il soprannaturale non è più come un qualcosa di estraneo all'uomo, ma gli diventa quasi congenito. A rafforzare questa concezione Escrivã si concentra nella meditazione su Cristo, modello di connubio tra l'umano e il divino, in se stesso in forza dell' unione ipostatica, e negli ucmini che con la fede aderiscono a Lui diventando membri vivi del suo Corpo Mistico animati dall'azione dello Spirito Santo. In questo quadro l'uomo partecipa anche dell' attività di Cristo, che è teandrica nel senso che • la sua umanità è mossa dal Verbo, che l'ha fatta propria per salvarci.

E finalmente il pensiero di Mons. Escrivá si estende e si conferma nei:._ sacramenti, chè ancl;'essi sono un connubio fra, la materia di questo mondo ee la potenza,'dïvina, che per mezzo di essi agisce sulle anime con la grazia. E i sacramenti, di cui Mons. Escrivá era sollecito e amante, sono come una ramificazione dell'umanità assunta dal Verbo perché, attraverso la passione dolorosa, producono l'energia redentrice della grazia.

Mondo naturale e mondo sòprannaturale è contatto vivo dei finito con l'infinito, è cooperazione incosciente' o cosciente (nell'uo

mo) fra il creato e il Creatore: è una segreta sinergia, per cui l'uomo diventa concausa con Dio per l'evoluzione dinamica dell'universo. Il lavoro accomuna in certo modo l'uomo con Dio (Causa principale e causa strumentale, suggerisce San Tommaso). C'è nei Vangelo una frase che torna qui efficace: Pater meus usque modo operatur et ego operor (Gv 5, 17), cioè: Il Padre mio è sempre in atto e anch'io opero con Lui. Pos

siamo aggiungere: e l'uomo opera, lavora sotto l'azione del Padre che crea e del Figlio che redime. San Tommaso non esita , a dire che tutte le creature, anche e specialmente l'uomo, sono strumenti nelle mani di Dio, che li muove all' azione per la sua gloria. L'uomo strumento: sì, ma cosciente e libero, e perciò capace di cooperare con Dio, meritando la vita eterna.

Quando l'uomo non abusa della sua libertà, ma segue docile Vimpulso divino, opera con frutti copiosi di bene, di santità. Così il lavoro umano diventa mezzo di elevazione e canto della gloria di Dio, che tutto regge e dirige al fine supremo della creazione. Questa visione grandiosa illumina e ci fa comprenderë l'idea matrice di Mons. Escrivá e della sua opera apostolica- nel- mondo. Tale idea permette di avvicinare • Mons. Escrivá a San Benedetto, per la forza santificatrice del lavoro, e a San Francesco, per il senso del divino a contatto della creatura nell

suo essere e nel suo operare. Questi e altri Santi hanno attinto proprio dal Verbo Incarnato questo principio, che è l'ideale cristiano della vita: connubio umano-divino (fede in Dio Creatore Provvido) e sinergia umano-divina nel lavoro, che è coooperazione con Dio per la salvezza dell'uomo, in cui è inclusa la salvezza dell'universo.

ll sigillo delle opere di Dio

Alla luce di questa misteriosa visione si spiega il temperamento, la vita e l'azione di Mons. Escrivã, che può dirsi filosofo, teologo, asce

ta, mistico, maa inserito profondamente nella realtà del mondo, nella concretezza del consorzio umano, in cui scopre Dio nel lavoro come luce dell'essere, e come forza elevante e redentrice. Ma qualcuno obietterà: Escriváã parla con entusiasmo della realtà cosmica e uma

na permeata da Dio; e il male, il peccato trovano posto nella sua Weltanschauung? Senza dubbio Mons. Escrivã è ottimista e lui stesso si giustifica appellandosi alla Sacra Scrittura, l'a dove dice che Dio vide tutte le cose da Lui create, e le vide assai buone (valde bona).

Ma Mons. Escrivã non ignora né il male insito nelle cose né il peccato entrato nel mondo per colpa di Adamo. Nonostante il suo ottimismo, Mons. Escrivã sa che il male c'è nel mondo come l'ombra del bene (i filosofi dicono come difetto, negazione di essere). Ma il bene assoluto è sõltanto Dio: fuori di Lui l'essere è sempre limitato e il limite è difetto. Tuttavia Mons. Escrivã vedeva tutto buono e bello perché sentiva, come il poverello di Assisi, la presenza di Dio•nelle creature tutte. Quanto al peccato, proprio dell'uomo, Escrivá lo conosceva bene: il suo amore appassionato a Cristo crocifisso per i nostri peccati incise su tutta la sua vita il segno della Croce, che è il vero sigillo delle opere di Dio. Con la penitenza, la preghiera, le lacrime e il lavoro, egli si identificò con le sofferenze di Cristo Redentore, proten. dendosi in un'eroica riparazione. Ma, ad imitazione di Cristo, egli amava tutti, specialmente i peccatori. Il segreto del suo ottimismo era la sua tenace convinzione che il male e il peccato • si vincono, con l'amore.

Un uomo capace di questa profonda visione di Dio e del mondo, tradotta in fecondo apostolato, si mostra degno erede e testimone dei patrimonio teoretico e pratico della Chiesa di Cristo e• ricollegandosi con Lui riesce a dire parole e a creare una vasta mobilitazione di anime dalla grande attualità, correggendo, senza stile cattedratico e apologetico, le aberrazioni demagogiche moderne, restituendo ai lavoro la sua dignità umana e la sua sacralità divina fissate per sempre nella bottega di Nazaret.

PIETRO CARD. PARENTE

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